Il Parlamento europeo ha approvato una relazione che chiede una risposta più decisa dell’Unione europea alle minacce ibride, in aumento soprattutto da parte della Russia e dei suoi proxy. Il testo è stato adottato con 470 voti favorevoli, 129 contrari e 62 astensioni.

La relazione descrive l’UE come un blocco che non è né in pace né in un conflitto armato aperto. Gli attacchi ibridi, si legge nel testo, sono atti deliberati, combinati, guidati dall’intelligence e coordinati da Stati, anche attraverso attori non statali, intermediari e proxy, con l’obiettivo di destabilizzare l’UE e i suoi Stati membri, colpendo simultaneamente più ambiti: guerra dell’informazione e cognitiva, cibersicurezza, infrastrutture critiche.

Secondo gli eurodeputati questi attacchi sono concepiti per apparire come episodi isolati e restare sotto la soglia del conflitto armato, pur potendo produrre effetti paragonabili a un’aggressione convenzionale, il che rende più difficile sia l’attribuzione sia una risposta efficace.

Il Parlamento indica la Russia, che agisce direttamente o tramite molteplici proxy come la Bielorussia, come l’attore statale che rappresenta la minaccia ibrida più grave per l’UE. Gli eurodeputati segnalano inoltre che anche Cina, Iran, Corea del Nord e altri Paesi conducono campagne ibride volte a indebolire le democrazie europee ed erodere gli interessi di sicurezza dell’Unione.

Da una strategia reattiva a una proattiva

Di fronte a un contesto di sicurezza in peggioramento, gli eurodeputati sostengono che l’UE debba passare da una strategia reattiva a una proattiva, utilizzando le proprie capacità per interrompere, scoraggiare e rispondere alle minacce ibride e per alzare in modo credibile il costo delle azioni ostili. Centrali, secondo il Parlamento, sono la prevenzione, l’anticipazione precoce delle minacce, il monitoraggio continuo delle vulnerabilità strategiche per neutralizzare le azioni ostili prima che producano effetti sistemici, e un quadro condiviso delle minacce.

Il Parlamento chiede agli Stati membri di aumentare la condivisione di intelligence e di rafforzare la cosiddetta capacità unica di analisi dell’intelligence dell’UE (SIAC), che secondo la relazione dovrebbe diventare l’unico hub di intelligence per le istituzioni europee. Gli eurodeputati chiedono inoltre che il ruolo dell’UE nell’aggregare dati transfrontalieri per individuare schemi di campagne ibride coordinate, e nel coordinare procedure comuni per la consapevolezza situazionale e l’attribuzione condivise, sia formalmente riconosciuto come competenza di coordinamento e supporto dell’UE. La relazione chiede infine un nuovo piano d’azione trasversale dell’UE contro la guerra ibrida.

I limiti indicati dal Parlamento

Il testo individua anche i limiti dell’azione UE: un rafforzamento del ruolo dell’Unione, sottolineano gli eurodeputati, deve rispettare le competenze degli Stati membri, il principio della necessità di conoscere e la protezione delle informazioni classificate nazionali.

Il Parlamento chiede inoltre una maggiore cooperazione UE-NATO per rafforzare la preparazione, la resilienza e la deterrenza europee contro le minacce ibride.

La relatrice Rasa Juknevičienė (PPE, Lituania) ha collegato l’approvazione del testo all’escalation delle azioni russe. “Per troppo tempo l’Europa ha temuto che una risposta più forte avrebbe provocato Mosca. Ma è vero il contrario. Putin continua a superare un confine dopo l’altro, e la guerra ibrida della Russia sta diventando sempre più cinetica”, ha dichiarato. “Il Cremlino vede la nostra esitazione come debolezza. Non dobbiamo avere paura di rispondere con fermezza e di imporre conseguenze reali per l’aggressione russa.”

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